PERUGIA, LINDISFARNE 2018.

PERUGIA, LINDISFARNE 2018.
“Delenda Carthago” è una band di Perugia, che fa pop-rock “alternativo”, “identitario”, “nazionalpopolare”, legato al circuito dell’estrema destra. Ogni anno, da un po’ di anni, fa un concerto nella propria città, come momento di raduno del proprio pubblico tradizionale. L’evento è confermato per il prossimo 8 settembre 2018 e, come nelle occasioni precedenti, prende il nome di “Lindisfarne”.

Può sembrare linguisticamente strano l’accostamento del nome latino della band, “Delenda Carthago”, e del toponimo nordico dell’evento, “Lindisfarne” La prima espressione l’abbiamo in mente dai vecchi tempi della scuola: «Cartagine è da distruggere», ripeteva ossessivamente il senatore Marco Porcio Catone, nel contesto delle guerre puniche per il dominio del Mediterraneo. “Lindisfarne”, invece, è un’isoletta del Northumberland, culla del cristianesimo celtico, che però nel giugno dell’anno 793, ossia nell’VIII secolo, vide l’invasione vichinga. I popoli del Nord, i norreni, si affacciavano minacciosamente all’Europa. Ma i gruppi di estrema destra rivendicano l’eredità nordica, tanto che dalle rune hanno attinto la loro simbologia i nazisti tedeschi e continuano a prenderla molti gruppi nostrani. Tanto che da un più o meno fantasioso simbolo vichingo prendono il proprio logo i “Delenda Carthago”: una figura geometrica che, messa nel manifesto del festival come se spuntasse all’orizzonte, sembra una specie di svastica risorgente. Questo per l’aspetto vetero germanico. E per l’aspetto latino, “Delenda Carthago” rivendica la guerra per la nostra area imperiale, il Mare Mediteraneo, il Mare nostrum. Per un verso la nostra guerra è ancora in atto «Giovani guerrieri tu vedrai marciare / La testudo romana si scontra e la terra comincia tremare / Risplendono antiche armature da mille battaglie temprate / Tremate, fenici mercanti, le legioni sono arrivate!/ Delenda Carthago con i tuoi mercanti brucerai! / Delenda Carthago per la gloria, la storia e la civiltà!». E ancora: “Fratello, questa è la nostra guerra / Anche se il tempo passa, è sempre quella!»

Da una parte la nemica è la città dei fenici, dei semiti, dei mercanti, dell’oro. La vecchia guerra combattuta dal «sangue contro l’oro», come spiega in un’altra canzone (“Il crepuscolo degli dèi”), della purezza della razza contro la contaminazione dell’internazionale della ricchezza. Ma, mentre ai tempi di Roma la guerra contro i mercanti semiti è stata vinta, nel ventesimo secolo, dalla Germania nazista, questa guerra sembra essere stata persa. «Stringo nella mano insanguinata un pugno di cenere / Di quell’antica gloria è rimasto polvere? / Ai miei occhi offuscati avanza la rovina / E soffia tra i cingoli un vento che mi spazzerà via!». Ma nuovi combattenti riprendono il loro posto: «Berlino, la disperazione non mi fermerà /
Morte o vittoria per la nostra libertà / Il sangue contro l’oro l’uomo donerà, /
Sotto il sole nero che illumina l’oscurità! / Al crepuscolo degli dèi la runa splende /
Tutto è vano, ma l’Europa non si arrende!» Qui i simboli della rinascita ariana sono espliciti: il sole nero, la “schwarze sonne” del misticismo nazista, la runa che torna a splendere, il sangue ariano che sconfigge l’oro semita….

Intanto, però, dall’altro lato del Mediteraneo viene di nuovo la minaccia, ossia “l’invasione”. Contro la quale dobbiamo combattere addirittura una nuova guerra di indipendenza. ««Nessuno può capire quello che proviamo, / questo nostro senso di appartenenza. / Non ci sono limiti, è inarrestabile, / per questa nostra terra gridiamo: «Indipendenza!» / Si parla continuamente di razzismo e prepotenze, / ma non mi frega un cazzo di Maometto e la sua gente / Non posso tollerare chi accoglie indifferente / tutta quella melma dal Medio Oriente! / La sola soluzione è fermare l’invasione, /questa è l’altra faccia della globalizzazione! / La sola soluzione è fermare l’invasione, / questo è un attentato alla nostra nazione!»
L’ultimo momento storico glorioso dell’Italia, per costoro, è stato il periodo della Repubblica Sociale. La primavera del 45 rappresenta l’ultimo sussulto di lotta di sopravvivenza nazifascista. «C’erano dei ragazzi nei tramonti di primavera ’45 / Che in seicento giorni hanno cambiato la storia intera / Sono partiti e mai più ritornati / E tanti anni dopo io non li ho dimenticati!»

L’ultimo album del 2017 dei “Delenda Carthago” si intitolava “Uomini liberi”. Come dice Federico Donti, leader e frontman della band, «la figura dell’uomo libero è intesa da noi come il superstite di un mondo in fiamme che ha perso il suo essere, divorato dal consumismo e dalla demagogia. Noi siamo senza dubbio uomini “sopra le rovine”».
Come tutti i gruppi dell’estrema destra odierna, quella che per noi democratici è stata una liberazione, per loro è stata una rovina. La democrazia, secondo loro, ha portato alla perdita di senso. E’ aperta quindi, per loro, una nuova guerra, per la resurrezione del “sole nero”, per la sconfitta dell’ “oro” semita che domina il mondo con la globalizzazione e punta all’invasione e al cambiamento etnico dei popoli dell’Europa. Questo, che per certi versi sembra un discorso delirante, sta invece passando nel senso comune. Anche attraverso i concerti di band come i “Delenda Carthago”.

Milano, 08/08/2018

Comitato Lombardo Antifascista

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