Monza, neofascisti in una sala comunale regolarmente concessa.

Giovedì 19 gennaio a Monza, nella sala Maddalena, una sala comunale, è prevista la presentazione del libro “I grandi killer della liberazione”. Saggio storico sulle atrocità partigiane” di Gianfranco Stella, con la presenza dell’autore. Parteciperanno Ermanno Durantini, di Ordine Futuro, e Norberto Bergna, definito “scrittore e storico”.
Compaiono come organizzatori, con il rispettivo logo, Carcano 91 e Ordine Futuro.
Carcano 91 è una “associazione storico-culturale” aperta a Meda nel 2015, in concomitanza con l’inagurazione della sede provinciale di Forza Nuova, avvenuta nel 2015 con la presenza di Roberto Fiore, il 29 settembre, giorno dedicato a San Michele, protettore di Forza Nuova stessa (fondata per l’appunto il 29 settembre 1997) nonché, a suo tempo delle Guardie di Ferro romene di Codreanu, ma anche della Milizia Volontaria Fascista, ossia delle camicie nere. Ricordiamo che l’anno dopo, nell’aprile 2016, arà inaugurata  a Seregno a seconda sezione provinciale di F.N., nonchè prima sede Europea del partito Pan-Europeo APF Alliance for Peace and Freedom, che convoglia organizzazioni come la greca Alba Dorata.
Carcano 91 rappresenta quindi il braccio culturale della locale Forza Nuova. Dichiara di voler propagare “valori ormai fuori uso, valori secolari che hanno reso grande la nostra nazione”.
Il Carcano 91 fu infatti il fucile adottato dal Regio Esercito Italiano dal 1891 al 1945: come si dice in un sito a lui dedicato, “il fucile che ha accompagnato per tanti anni il soldato italiano, dalle espansioni coloniali alla Grande Guerra, dall’epoca fascista al fatale epilogo della Seconda guerra Mondiale”. Per la verità era stato usato fra le prime volte dall’esercito che represse nel sangue la rivolta dei popolani milanesi nel 1898 e, in una sua variante (91/38) fu in servizio fino al 1979 da parte della polizia di stato per lanciare granate fumogene in servizio di ordine pubblico.
Quanto a Ordine Futuro, si autodefinisce organo “di apprendimento culturale e politico della battaglia per la ricostruzione nazionale”. Esiste dal 2005, ha un’edizione on line e ospita gli editoriali di Roberto Fiore. Gli argomenti: contro il mundialismo, contro l’Europa di Maastricht, contro l’immigrazione, contro le “coalizioni dei padroni dell’oro” (ossia contro la finanza ebraica internazionale”. Come scrive una lettrice, una “sintesi di cristianesimo e amor di patria”, il cristianesimo “di chi non crede sia possibile permettere ai maomettani di invasere i nostri confini”.
Passiamo ai personaggi che condurranno l’evento.
Gianfranco Stella, nato a Ravenna nel1946, si autodefinisce “saggista della destra cattolica”. Ci informa di provenire da una “famiglia profondamente cattolica” e di aver fatto parte dell’Azione Cattolica, di essersi laureato in lettere e poi una seconda volta in filosofia alla Pontificaia Università di Roma (non specifica quale delle varie). Ha dedicato tutta la sua vita e la sua opera a smontare il “mito della Resistenza” denunciandone la viltà e i crimini, specialmente in Romagna (zona dei garibaldini di Arrigo Boldrini) – mettendo anche a rischio la sua persona, precisa. Il libro “I grandi killer della liberazione”, di ben 640 pagine, con “oltre 100 fotografie di Killer” (cioè di partigiani), è autopubblicato perché, afferma Stella, nessun editore, per paura, ha volto farlo. E’ “un saggio storico sulle atrocità partigane”, prima e dopo la liberazione, quelle che prima di lui “nessuno storico ha voluto documentare”. I partigiani, afferma con disprezzo Stella, non sono stati nemmeno veri combattenti (come si deduce dal fatto che non prevedevano nemmeno l’elmetto nel loro armamentario), ma si limitavano ad “azioni mordi e fuggi” finalizzate a provocare e quindi a “inasprire le condizioni belliche”. Nel loro comportamento, la tortura sistematica , fatta solo per sadismo, e lo “stupro collettivo”. Gianfranco Stella racconta che nel lavoro di ricerca compiuto, intervistando alcuni di questi partigiani-killer, è stato stupito dal constatare che si trattava di “uomini comuni”: il che lo ha fatto riflettere su quella “banalità del male” di cui ha parlato Hanna Arendt (che lui scrive (Anna Harendt) a proposito di Eichmann. Gianfranco Stella ripropone correntemente la ricostruzione di “crimini” partigiani sulla sua pagina Facebook, suscitando reazioni di partecipe sdegno dagli utenti, del tipo “l’associazione Anpi venga messa fuorilegge e condannata a risarcire le vittime”. In realtà Gianfranco Stella fu condannato il 3 febbraio 2015 per diffamazione, ma il reato fu prescritto, e quindi limitato al pagamento di 1 euro simbolico. Invece il 22 aprile 2017, querelato da Carlo Boldrini, figlio del comandante Arrigo, fu condannato a un risarcimento di 15.000 euro dal Tribuale di Ravenna.
Il secondo personaggio della serata è Ermanno Durantini, di Ordine Futuro, organo on line di Forza Nuova, su cui scrive spesso. Durantini è stato candidato per FN a Milano nel 2011, nelle elezioni comunali, nella lista di Marco Mantovani, e nel 21014 nella lista di Duilio Canu alle comunali Bene Lario (quando FN si prese il lusso di presentare bene due liste – ma persero ambedue nei confronti di “Chiesa e campanile”). Nel 2013 Durantini aveva fondato alla Statele l’associazione “Lo Studente qualunque”, aperta a chiunque si riconoscesse nella definizione di “non-antifascista”. In un suo articolo su Ordine Futuro, commenta la denuncia per apologia di fascismo inflitta a trenta persone che il 1novembre 2017 avevano manifestato al Campo X a Milano per commemorare i caduti repubblichini (uccisi per la maggior parte dopo il 25 aprile, secondo lui). Si tratta ormai, scrive Durantini, di una “costante, perversa, e schizofrenica paranoia neo-antifascista”. E a proposito dell’appello lanciato dal sindaco Beppe Sala al questore perché vigilasse sull’evento, lo definisce un appello “intriso di una volontà repressiva assoluta, di stampo totalitario”. Beppe Sala è peggio di Pisapia che “pur provenendo da Rifondazione Comunista, non aveva cambiato così profondamente, al di là dei proclami, la prassi di sostanziale tolleranza nei confronti delle commemorazioni al campo X”. Ricordiamo anche che Ermanno Durantini, nel 2015, è mandato a processo per episodi risalenti all’aprile 2011, prima delle elezioni comunali: un agguato contro “rivali” del Blocco Studentesco di Casa Pound, che procurò “lesioni personali”, l’irruzione, pochi giorni dopo, nella sede dell’Aler di Via Romagna, e l’interruzione clamorosa di un dibattito al Pime, dove erano in corso un confronto tra i candidati sindaco Letizia Moratti, Giuliano Pisapia e Manfredi Palmeri, davanti a circa 600 giovani Scout.
Riamane da parlare di Norberto Bergna, di Seregno, 1944, mobiliere in pensione, autore di “Sconosciuti” (editore Bellavite 2011), sugli eccidi contro fascisti in Brianza dopo il 25 aprile 1945. La “storia negata” di duecento caduti nel “triangolo della morte fra Mariano Comense, Muggiò e Besana”. Norberto Bregna è membro del CNROV (centro nazionale di ricerche e onoranza ai caduti repubblichini) “Carlo Bersani e del Gruppo di ricerca storica “L’altra verità”. Nel 2015 è stato promotore dell’inaugurazione, nel cimitero di Seregno, di una stele con 18 nomi di caduti repubblichini, il simbolo di un gladio, la preghiera del legionario scolpita nel bronzo: «Salva l’Italia del Duce, nel Duce, sempre e nell’ora di nostra bella morte» e l’iscrizione «Caddero vittime della violenza nel nome di una patria straziata. I combattenti della Repubblica Sociale Italiana». Il 28 aprile 2017, nell’anniversario della morte di Benito Mussolini, s’è visto ancora Norberto Bergna che, al grido di “camerati, attenti”, depone una corona sulla lapide. Ricordando che.” per noi il 25 aprile è un giorno di lutto e non di festa”.
Ci siamo dilungati per far capire a chi, la Monza di Dario Allevi, concede le sue sale comunali.
Comitato Lombardo Antifascista
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